possibile che chi non cresciuto con i suoi libri abbia sentito parlare di Ursula K. LeGuin (la K sta per Kroeber, suo cognome da ragazza) solo due anni e mezzo fa, quando il collega Kazuo Ishiguro, che di l a poco avrebbe vinto il Nobel, si becc una brusca lavata di capo dall’anziana e combattiva signora – ci lascia, oggi, a 88 anni – per non aver avuto il coraggio di definire il suo ultimo romanzo, Il gigante sepolto, per quel che era, ovvero un fantasy.

Se la portata del lavoro di LeGuin (i cui titoli sono editi in Italia sia dal gruppo Gems, sia da Mondadori, sia da Eluthera) nel campo del fantasy e della fantascienza non pu essere sottostimato – si parla di ventidue romanzi per cinque premi Locus, quattro Nebula, due Hugo e un World Fantasy Award, tutti i maggiori premi del settore, oltre a undici raccolte di racconti, quattro saggi, dodici libri per bambini e sei sillogi poetiche – la sua fama si deve anche al fatto che mai, mai le ha mandate a dire: un altro premio Nebula, vinto nella categoria racconti ai tempi della Guerra Fredda, lo rifiut per protestare contro l’Associazione degli Scrittori di Fantascienza Americani, attaccatasi a un cavillo per negare la tessera onoraria al grande Stanisław Lem, e anche in una delle sue ultime uscite pubbliche, al momento del conferimento della Medal for Distinguished Contribution to American Letters, nel 2014, non perse l’occasione per criticare quel sistema che per decenni aveva marginalizzato gli scrittori di genere, premiando solo i cosiddetti realisti.

Se oggi la rivalutazione del fantastico procede inarrestabile, anche merito della sua indole polemica, ed giusto ricordarla (e amarla) per questo: ma la purezza dell’affetto con cui la ricorderemo si deve anzitutto a quel momento in cui, ragazzini, in uno di quegli scaffali defilati dove le librerie confinavano ai tempi i fantasy, prendemmo in mano quel volume della Fantacollana Nord intitolato Il mago di Earthsea, senza curarci del fatto che vi fosse raffigurato uno stregone alle prese con un drago simile a uno stegosauro, ma trovandolo, anzi, motivo di ulteriore interesse.

Source link in Corriere Della Sera

PUBLICAR COMENTARIO

Please enter your comment!
Please enter your name here